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New York Pride 2010: non solo orgoglio, ma orgoglio GAY

Quest’anno, per la prima volta, ho partecipato a un Gay Pride fuori dai confini nazionali. La meta è d’eccezione: New York, capitale del “tutto è possibile” e origine della storica ribellione di Stonewall.

Le aspettative erano tante, con la curiosità di vedere – a distanza di 40 anni dal Pride numero 1 – cosa riuscissero a organizzare sti americani.

Il concentramento era previsto per le ore 12 sulla 5th Avenue all’altezza della 50esima strada: negli anni scorsi la partenza era più su, vicino a Central Park, ma la crisi si sente anche qua e non ci sono stati abbastanza soldi per pagare il servizio di polizia per un tratto di strada più lungo.

Dopo aver mangiato qualcosa, verso le 12 e 30 mi sono diretto verso il corteo. Sulla strada ho incontrato le prime persone con bandierine arcobaleno e ventagli sponsorizzati: oggi a New York ci sono 34 gradi e un tasso di umidità prossimo al 100%… qualsiasi sistema per abbassare la temperatura è lecito.

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Napoli Pride 2010: un successo oltre le aspettative

“Alla luce del sole”. E’ questo lo slogan che il comitato organizzatore ha scelto per il primo Pride nazionale svoltosi a Napoli il 26 Giugno. Un evento di cui probabilmente parleranno diverse generazioni di napoletani (e non solo) visto che costituisce un unicum nella storia del capoluogo campano e in quella del movimento LGBT italiano.

“Alla luce del sole”, nonostante la pioggia che ha graziosamente incorniciato questo Pride, precipitando solo all’inizio e alla fine della parata, spazzando via il caldo e refrigerando i partecipanti – alla faccia delle malelingue e di chi presagiva l’arrivo imminente dei monsoni.

Alle 9:30, diciassette carri vengono predisposti in coda in Piazza Cavour: la piazza “lunga” che traccia il confine tra il centro storico e la Sanità, uno dei quartieri popolari più poveri e vivaci di Napoli.

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Roma Pride 2010, il video: quando sono i gay stessi a prenderci in giro

Quando si dice “promozione d’impatto”, non c’è che dire.

Nonostante le faide e le diatribe, i veti incrociati, gli insulti più o meno velati fra i protagonisti delle associazioni, avevate ancora voglia di partecipare al Pride di Roma del 2010?

Niente paura: ci pensa il video promozionale ufficiale a farvi passare ogni stimolo alla partecipazione. Caricato giusto ieri sul canale di Youtube del RomaPride2010, il video è un tale concetrato di pressapochismo, luoghi comuni e autodiscriminazioni da essere non solo completamente inefficace, ma addirittura offensivo.

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Pride Torino 2010: manifestazione della sobrietà

Dopo quello milanese, il 19 giugno 2010 è arrivato il turno del Pride regionale di Torino, intitolato “I diritti sono il nostro Pride“. La manifestazione di un orgoglio delle minoranze, schiacciate dal cielo grigio di un’anomala giornata di nuvole e pioggia nel capoluogo piemontese. Alle 3 e mezza del pomeriggio la città, come succede forse una sola volta all’anno da questa parti, prende vita.

Se il pride di Milano è quello delle assenze, quello torinese è il Pride della partecipazione (si contano quasi 50 mila presenze), ma è anche quello laterale, della gente che come ogni sabato affolla i portici delle vie centrali della città (via Cernaia, via Pietro Micca, Piazza Castello, via Pò, Piazza Vittorio). Sorrisi compiaciuti, commercianti fuori dai negozi, famiglie affacciate alle porte con la loro partecipazione viva, visibile e concreta. La nuova dirigenza Roberto Cota è stata certamente “motivante”.

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Milano Pride 2010: i miei occhi sono nuovi

Non è stato il mio primo pride né la prima manifestazione contro l’omofobia alla quale ho partecipato.

Alla fiaccolata (della quale questo magazine è figlio per non perdere il filo né la voglia di fare) nata dal web come movimento spontaneo, ci sono stata quasi un anno fa. Era settembre, c’erano le mie amiche, i miei amici, c’erano tante persone che non riuscivi a poterle contare.

I miei occhi su queste faccende sono nuovi perché non ho la rabbia per delle cose che devo affermare, nemmeno il bisogno di essere riconosciuta come persona: ho tutti i diritti che voglio. Almeno sulla carta. Poi ogni giorno invece mi scontro con tutta una serie di ostacoli che tra la carta e il diritto di ottenere subito quello che mi spetta, ci posso anche morire nel frattempo. E poi ho sempre pensato che siamo tutti uguali e tutti diversi nello stesso modo. Banale, ma per me esiste solo una legge, vivi e lascia vivere.

Ci sono due cose che vorrei sottolineare: non entro nel merito delle scelte politiche di un pride, di come deve essere organizzato e di tutto il resto. Dico solo che lottare per i diritti non riguarda mai una sola comunità: quando si scende in piazza a manifestare lo si fa per tutti. , tu dirai, ma qua siamo proprio in un ambito specifico: manifestiamo contro l’omofobia.

Ho lavorato per molto tempo in un ufficio dove la maggior parte delle persone erano omofobe: e i miei colleghi e le mie colleghe omosessuali sapevano benissimo come comportarsi e come neutralizzare il giochino velenoso delle battutina. Molto spesso queste persone che dileggiavano sono state messe all’angolo, ma riuscivano sempre a contare su una cosa che non cambia mai. Fare branco. Sono bravi, si spalleggiano, hanno questa capacità innata di essere complici.

Poi anche quelli coi quali sembra che ci puoi ragionare, finisce che ti tirano fuori la storia delle baracconate. Ma rispolveriamoli i grandi classici, dai. Le baracconate. Bene, mi volete dire che se pesto il piede a uno con le piume e le paillettes costui ha meno diritto alle mie scuse?

Vi voglio anche ricordare una cosa: che il web è solo una porzione di mondo nella quale viviamo, che tutti i giorni io so che le persone che hanno un cosiddetto orientamento sessuale diverso dal mio (in teoria rappresenterei la normalità comunemente accettata, ma se comincio col dire che sono sposata in comune, che non ho figli, che questo e che quello già per una fetta di mondo sono la diversa quindi è davvero tutto relativo) devono comunque fare un doppio sforzo, capire se hanno davanti una persona decente o un cafone e nel cafone ci metto anche quelli che sai ho tanti amici gay e poi prenderebbero a sprangate una trans e via, la casistica è enorme.

Ma torniamo a noi: non lo so mica se il pride di sabato è stato un mezzo fallimento o poteva essere organizzato e sentito meglio dalle persone. Tutto è perfettibile, tutto è migliorabile.

Una cosa sola so, che bisogna ricordare sempre a tutti e in qualunque modo che la guardia non la si deve abbassare mai finché arriverà il giorno nel quale di sapere cosa fai nella tua vita, chi ami, come e con cosa non sarà più un problema.