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Depressione post Pride: Milano e Zurigo, quell’abisso fra due realtà

Ora lo so: partecipare, nella stessa settimana a due Pride, uno all’estero e uno in Italia, ti fa sprofondare in un’angoscia devastante.

Zurigo: realtà europea, un Pride inserito in un contesto festivaliero, un’organizzazione impeccabile, un’invidiabile professionalità nella ricerca di sponsor, fondi, relazioni con il tessuto socio-economico del luogo e nella creazione di un evento dalla massima attrattività.

Milano: un’approssimazione nella forma data a un Pride, locale ma identificativo comunque della città più gay-friendly d’Italia, nella città della moda e dell’economia, che mi ha sconsolato. La forma decadente del Pride che ha spaziato dalla bruttezza del logo, alla comunicazione assente, dalla disorganizzazione nella parata, alla mancanza di coordinamento nel percorso, rifletteva ovviamente l’assenza di contenuti.

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Occhi Nuovi - Flickr: Daniela Losini

Milano Pride 2010: i miei occhi sono nuovi

Non è stato il mio primo pride né la prima manifestazione contro l’omofobia alla quale ho partecipato.

Alla fiaccolata (della quale questo magazine è figlio per non perdere il filo né la voglia di fare) nata dal web come movimento spontaneo, ci sono stata quasi un anno fa. Era settembre, c’erano le mie amiche, i miei amici, c’erano tante persone che non riuscivi a poterle contare.

I miei occhi su queste faccende sono nuovi perché non ho la rabbia per delle cose che devo affermare, nemmeno il bisogno di essere riconosciuta come persona: ho tutti i diritti che voglio. Almeno sulla carta. Poi ogni giorno invece mi scontro con tutta una serie di ostacoli che tra la carta e il diritto di ottenere subito quello che mi spetta, ci posso anche morire nel frattempo. E poi ho sempre pensato che siamo tutti uguali e tutti diversi nello stesso modo. Banale, ma per me esiste solo una legge, vivi e lascia vivere.

Ci sono due cose che vorrei sottolineare: non entro nel merito delle scelte politiche di un pride, di come deve essere organizzato e di tutto il resto. Dico solo che lottare per i diritti non riguarda mai una sola comunità: quando si scende in piazza a manifestare lo si fa per tutti. , tu dirai, ma qua siamo proprio in un ambito specifico: manifestiamo contro l’omofobia.

Ho lavorato per molto tempo in un ufficio dove la maggior parte delle persone erano omofobe: e i miei colleghi e le mie colleghe omosessuali sapevano benissimo come comportarsi e come neutralizzare il giochino velenoso delle battutina. Molto spesso queste persone che dileggiavano sono state messe all’angolo, ma riuscivano sempre a contare su una cosa che non cambia mai. Fare branco. Sono bravi, si spalleggiano, hanno questa capacità innata di essere complici.

Poi anche quelli coi quali sembra che ci puoi ragionare, finisce che ti tirano fuori la storia delle baracconate. Ma rispolveriamoli i grandi classici, dai. Le baracconate. Bene, mi volete dire che se pesto il piede a uno con le piume e le paillettes costui ha meno diritto alle mie scuse?

Vi voglio anche ricordare una cosa: che il web è solo una porzione di mondo nella quale viviamo, che tutti i giorni io so che le persone che hanno un cosiddetto orientamento sessuale diverso dal mio (in teoria rappresenterei la normalità comunemente accettata, ma se comincio col dire che sono sposata in comune, che non ho figli, che questo e che quello già per una fetta di mondo sono la diversa quindi è davvero tutto relativo) devono comunque fare un doppio sforzo, capire se hanno davanti una persona decente o un cafone e nel cafone ci metto anche quelli che sai ho tanti amici gay e poi prenderebbero a sprangate una trans e via, la casistica è enorme.

Ma torniamo a noi: non lo so mica se il pride di sabato è stato un mezzo fallimento o poteva essere organizzato e sentito meglio dalle persone. Tutto è perfettibile, tutto è migliorabile.

Una cosa sola so, che bisogna ricordare sempre a tutti e in qualunque modo che la guardia non la si deve abbassare mai finché arriverà il giorno nel quale di sapere cosa fai nella tua vita, chi ami, come e con cosa non sarà più un problema.


TLGB Pride 2010 Milano

TLGB Milano Pride 2010, il Pride delle assenze

Questo post avrebbe dovuto essere, per concezione, un post fotografico. Una gallery di immagini per raccontare questo pride milanese, TLGB Pride Milano, il primo della nuova stagione di cortei del 2010.

Non è andata così, nonostante una macchina fotografica ce l’avessi dietro, e nonostante sembrava ci fossero più fotografi che omosessuali.

Perché? Perché questo Pride non è riuscito a dare alcuno stimolo: poca partecipazione, poco trasporto, poca voglia, molta apparenza e poca sostanza. In pratica, un Pride senza cuore.

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