Piccoli consensi quotidiani contro la parità
Si diceva che in Italia l'omofobia è ancora così radicata perché di base se una persona esprime un'opinione denigratoria non viene generalmente osteggiata.
Non c'è un senso di vergogna e repulsione verso la battutina, la presa in giro, l'offesa.
Non si può contare nemmeno sull'ipocrisia della persona che non esprime le proprie opinioni razziste per non essere guardata male...
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Parlare agli eterosessuali (e farsi capire): due esempi
Quasi tutte le campagne pro LGBT promosse negli ultimi 30 anni hanno un comune denominatore: l’incapacità di suscitare empatia nelle persone eterosessuali. Si tratta di un problema che è ancora ampiamente sottovalutato, con il risultato che le battaglie per i diritti civili delle persone LGBT vengono generalmente considerate delle pretese.
Il movimento LGBT non viene visto come un vento che porta benefici a tutta la società, bensì come una minaccia alla società stessa e alle sue fondamenta culturali. La mancata apertura del movimento LGBT e la sua indisponibilità a comunicare al di fuori del movimento stesso, lo hanno portato a peccare spesso di autoreferenzialità. Ci sarebbe poi da ridire sull’efficacia della comunicazione all’interno del movimento stesso… ma questo è un altro discorso.
Negli ultimi mesi sono venuta a conoscenza dell’esistenza di due campagne che hanno fatto degli esperimenti interessanti in tal senso, riuscendo a coniugare un linguaggio moderno con dei contenuti “hetero-friendly”, ovvero confezionati in modo tale da risultare digeribili ad un pubblico che non sia solo quello LGBT. Credo che questi due esempi possano offrire spunti interessanti a chi si appresta a lavorare alla prossima campagna contro l’omofobia (che – francamente – preferirei si chiamasse “campagna per i diritti delle persone LGBT”).
Ecco i due video che presentano le campagne. Prima di guardarli vi chiedo di non soffermarvi solo sul loro contenuto: osservate attentamente anche i toni, i colori e i suoni che contengono. Vi accorgerete della differenza.
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