Da “I Viaggi di Nina” a “Ragazze che amano ragazze”. Intervista a Nina Palmieri

Qualche anno fa una giovane filmmaker si avvicinava al mondo delle lesbiche tramite il sito ellexelle. Dai contatti stretti tramite il web e le persone conosciute durante il percorso, nasceva la prima stagione di “I Viaggi di Nina“.
Giovanna Nina Palmieri, oltre a proporre al grande pubblico un formato piuttosto innovativo per il panorama Tv nostrano, ha raccontato per la prima volta in termini continuativi e confidenziali le storie delle lesbiche del nostro Paese.

Il mese scorso è uscito per Mondadori un libro basato su questa esperienza, “Ragazze che amano ragazze“.
Nina Palmieri, grazie a “I Viaggi di Nina”, è diventata una sorta di icona lesbica facendosi “portavoce” di una realtà pressoché invisibile.

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Jeremy Thorpe: gli intrighi politici e l’amore illegale

Il 22 giugno 1979 Jeremy Thorpe, leader del partito Liberal, veniva assolto dall’accusa di avere organizzato il tentato omicidio di Norman Scott, suo sedicente ex-amante. Un verdetto che scagionava Thorpe, ma che segnava anche la fine della sua carriera: prima agli occhi dell’opinione pubblica era stato un brillante politico con un matrimonio alle spalle, e una seconda moglie celebre pianista ritiratasi dalle scene. Dopo il processo questa immagine non esisteva più.

Intraprendente, carismatico, famoso anche per uno stile eccentrico nell’abbigliamento (come i suoi completi primo novecento, i suoi gilè di seta e i cappelli di feltro), era diventato leader del partito Liberal nel 1967, distinguendosi per campagne a favore dei diritti umani, come dimostra il suo ruolo nel movimento anti-apartheid. Nel 1971 la sua vita privata aveva iniziato a interferire con quella pubblica, quando Thorpe fu sottoposto a un’inchiesta all’interno del partito: l’accusa era di avere avuto rapporti sessuali con un uomo. Proprio di accusa si trattava, dato che i fatti si riferivano al 1961, quando l’omosessualità era ancora illegale nel Regno Unito.
A rivelare una relazione di due anni era stato Norman Scott, uno stalliere ed ex modello, perfetto personaggio da romanzo pruriginoso inglese.

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Napoli Pride 2010: un successo oltre le aspettative

“Alla luce del sole”. E’ questo lo slogan che il comitato organizzatore ha scelto per il primo Pride nazionale svoltosi a Napoli il 26 Giugno. Un evento di cui probabilmente parleranno diverse generazioni di napoletani (e non solo) visto che costituisce un unicum nella storia del capoluogo campano e in quella del movimento LGBT italiano.

“Alla luce del sole”, nonostante la pioggia che ha graziosamente incorniciato questo Pride, precipitando solo all’inizio e alla fine della parata, spazzando via il caldo e refrigerando i partecipanti – alla faccia delle malelingue e di chi presagiva l’arrivo imminente dei monsoni.

Alle 9:30, diciassette carri vengono predisposti in coda in Piazza Cavour: la piazza “lunga” che traccia il confine tra il centro storico e la Sanità, uno dei quartieri popolari più poveri e vivaci di Napoli.

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Mix Milano 2010, 24° festival gaylesbico all’insegna della solidarietà. Agli altri.

È un Mix strano, questa ventiquattresima rassegna milanese di cinema gaylesbico al Teatro Strehler in questi giorni.

Con un tema, quello omosessuale, che sembra passare quasi in sordina rispetto allo stato di crisi generale in cui versa l’Italia, attraversato dai moti di protesta dei lavoratori e degli operai. Quasi a voler rispondere a quelli per i quali “i gay sono capaci solo di parlarsi addosso, si interessano solo ai loro problemi”.

Dello stato in cui versano gli omosessuali in Italia, durante la cerimonia di apertura che si è tenuta lo scorso 22 giugno, quasi non si è fatta parola. Una scelta coraggiosa, e anche apprezzabile.

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Piccoli consensi quotidiani contro la parità

Oggi leggevo una conversazione online nella quale si raccontava di un ente pubblico in cui cercano un dirigente, ma il candidato dev’essere uomo, perché i colleghi non accetterebbero di prendere ordini da una donna. Queste richieste non vengono mai esplicitate pubblicamente perché contro la legge, ma qualcuno dice che se c’è chi si permette di pensare in questi termini, la motivazione risiede nel fatto che l’idea è condivisa, non condannata.

Questo mi fa venire in mente un’altra discussione sentita ad un convegno.
Si diceva che in Italia l’omofobia è ancora così radicata perché di base se una persona esprime un’opinione denigratoria non viene generalmente osteggiata. Non c’è un senso di vergogna e repulsione verso la battutina, la presa in giro, l’offesa.
Non si può contare nemmeno sull’ipocrisia della persona che non esprime le proprie opinioni razziste per non essere guardata male.
Certo, poi ci sono anche quelli che non si pongono problemi nel dire ad alta voce “sporco ebreo”, ma sono abbastanza sicura che non si tratti di una pratica non soggetta alla critica di massa.

Un amico su Facebook segnalava che sulla Gazzetta dello Sport di oggi, su un sottotitolo, si leggono le parole “froci di m…” per voce di Weiss. “Merda” è una parola da censurare, “froci” ci può stare.

Insomma: ci possono essere norme di protezione, ma se queste non si allineano e intersecano con il sentire comune, qualcuno troverà sempre il modo per aggirarle senza essere additato.
E chi non si indigna ne è complice.

[Photo: http://www.flickr.com/photos/qole/212059601/]

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