Matrimoni LGBT in Spagna: una realtà consolidata. Intervista alla deputata Carmen Montón

Cinque anni fa la Spagna – tra le prime nazioni in Europa – ratificava il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Solo un anno prima nessuno avrebbe scommesso un euro sulla possibilità che un evento tale potesse verificarsi. Eppure la società spagnola – stimolata dalla ventata d’aria fresca portata dal governo Zapatero – ha maturato negli anni un senso civico ancora più forte del suo proverbiale orgoglio, riuscendo a compiere una specie di “miracolo”.

Fautrice di questa conquista storica per la comunità LGBT spagnola fu Carmen Montón Giménez, deputata del Partito Socialista (PSOE) che cinque anni fa si batté strenuamente per l’approvazione di questa legge. Il suo appello appassionato al Congreso il giorno della votazione della legge ci fece letteralmente venire i brividi e ci fece sperare in una politica nuova, entusiasmante, combattiva e sempre dalla parte dei diritti. Per chi non lo avesse visto, il filmato integrale della discussione parlamentare è disponibile su YouTube: parte uno (intro di Zapatero), parte due e tre (discorso della Montón), parte quattro (la votazione e la proclamazione).

Qualche giorno fa ho avuto il piacere e l’onore di intervistare la deputata Carmen Montón per Camp Magazine. Ecco cosa mi ha detto:

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Gay e lesbiche in Rete: ricerche, mercato, richiesta e offerta

Harris Interactive e Witeck-Combs Communications sono due società statunitensi che grazie a una partnership offrono ricerche statistiche sui consumatori LGBT.
La prima si occupa di ricerca, la seconda offre consulenza specializzata nel campo del marketing mirato al mondo omosessuale, bisessuale e transgender.

L’ultima ricerca effettuata riguarda l’uso della Rete, e mostra come le persone LGBT mostrino più interesse nell’uso dei social network e nell’attenzione verso i blog di quelle eterosessuali.

Tra i lettori di blog, troviamo un 54% di persone omosessuali che dichiarano di leggerli contro il 40% tra le persone etero.

Il 35% del campione omosessuale legge blog a tematica LGBT,  il 53% di questo segmento li consulta settimanalmente, il 19% ogni giorno.

Se questi dati risultano abbastanza scontati, è interessante notare come il 36% dei lettori LGBT legga blog legati all’attualità, contro il 25% del segmento eterosessuale. Dati simili sono riscontrabili anche in altre aree di interesse, come la politica o l’intrattenimento.

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Parlare agli eterosessuali (e farsi capire): due esempi

Quasi tutte le campagne pro LGBT promosse negli ultimi 30 anni hanno un comune denominatore: l’incapacità di suscitare empatia nelle persone eterosessuali. Si tratta di un problema che è ancora ampiamente sottovalutato, con il risultato che le battaglie per i diritti civili delle persone LGBT vengono generalmente considerate delle pretese.

Il movimento LGBT non viene visto come un vento che porta benefici a tutta la società, bensì come una minaccia alla società stessa e alle sue fondamenta culturali. La mancata apertura del movimento LGBT e la sua indisponibilità a comunicare al di fuori del movimento stesso, lo hanno portato a peccare spesso di autoreferenzialità. Ci sarebbe poi da ridire sull’efficacia della comunicazione all’interno del movimento stesso… ma questo è un altro discorso.

Negli ultimi mesi sono venuta a conoscenza dell’esistenza di due campagne che hanno fatto degli esperimenti interessanti in tal senso, riuscendo a coniugare un linguaggio moderno con dei contenuti “hetero-friendly”, ovvero confezionati in modo tale da risultare digeribili ad un pubblico che non sia solo quello LGBT. Credo che questi due esempi possano offrire spunti interessanti a chi si appresta a lavorare alla prossima campagna contro l’omofobia (che – francamente – preferirei si chiamasse “campagna per i diritti delle persone LGBT”).

Ecco i due video che presentano le campagne. Prima di guardarli vi chiedo di non soffermarvi solo sul loro contenuto: osservate attentamente anche i toni, i colori e i suoni che contengono. Vi accorgerete della differenza.

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New York Pride 2010: non solo orgoglio, ma orgoglio GAY

Quest’anno, per la prima volta, ho partecipato a un Gay Pride fuori dai confini nazionali. La meta è d’eccezione: New York, capitale del “tutto è possibile” e origine della storica ribellione di Stonewall.

Le aspettative erano tante, con la curiosità di vedere – a distanza di 40 anni dal Pride numero 1 – cosa riuscissero a organizzare sti americani.

Il concentramento era previsto per le ore 12 sulla 5th Avenue all’altezza della 50esima strada: negli anni scorsi la partenza era più su, vicino a Central Park, ma la crisi si sente anche qua e non ci sono stati abbastanza soldi per pagare il servizio di polizia per un tratto di strada più lungo.

Dopo aver mangiato qualcosa, verso le 12 e 30 mi sono diretto verso il corteo. Sulla strada ho incontrato le prime persone con bandierine arcobaleno e ventagli sponsorizzati: oggi a New York ci sono 34 gradi e un tasso di umidità prossimo al 100%… qualsiasi sistema per abbassare la temperatura è lecito.

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Current produce due reportage sul mondo LGBT

Il canale televisivo Current – che trasmette su Sky 130 – ha recentemente dedicato ben due puntate del programma “Vanguard” al mondo LGBT. La settimana scorsa è stato trasmesso il reportage “Corpi Violati“, un viaggio in Romania per raccontare l’omofobia (e le sue tragiche conseguenze) nel cuore dell’Europa dell’Est. Ieri sera, invece, è andato in onda il reportage “Figli dei Gay“, nel quale si racconta la vita di due famiglie omosessuali in Olanda, con una parentesi sull’Italia. Due ore di televisione interamente dedicate al racconto della vita, dei sogni e dei problemi della comunità LGBT in Italia e in Europa.

Qui di seguito potete vedere gli episodi integrali e, se volete, condividerli con i vostri contatti:

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Wannabe Italian Gay Magazine