Oggi leggevo una conversazione online nella quale si raccontava di un ente pubblico in cui cercano un dirigente, ma il candidato dev’essere uomo, perché i colleghi non accetterebbero di prendere ordini da una donna. Queste richieste non vengono mai esplicitate pubblicamente perché contro la legge, ma qualcuno dice che se c’è chi si permette di pensare in questi termini, la motivazione risiede nel fatto che l’idea è condivisa, non condannata.
Questo mi fa venire in mente un’altra discussione sentita ad un convegno.
Si diceva che in Italia l’omofobia è ancora così radicata perché di base se una persona esprime un’opinione denigratoria non viene generalmente osteggiata. Non c’è un senso di vergogna e repulsione verso la battutina, la presa in giro, l’offesa.
Non si può contare nemmeno sull’ipocrisia della persona che non esprime le proprie opinioni razziste per non essere guardata male.
Certo, poi ci sono anche quelli che non si pongono problemi nel dire ad alta voce “sporco ebreo”, ma sono abbastanza sicura che non si tratti di una pratica non soggetta alla critica di massa.
Un amico su Facebook segnalava che sulla Gazzetta dello Sport di oggi, su un sottotitolo, si leggono le parole “froci di m…” per voce di Weiss. “Merda” è una parola da censurare, “froci” ci può stare.
Insomma: ci possono essere norme di protezione, ma se queste non si allineano e intersecano con il sentire comune, qualcuno troverà sempre il modo per aggirarle senza essere additato.
E chi non si indigna ne è complice.







Jeremy Thorpe: gli intrighi politici e l’amore illegale
Il 22 giugno 1979 Jeremy Thorpe, leader del partito Liberal, veniva assolto dall’accusa di avere organizzato il tentato omicidio di Norman Scott, suo sedicente ex-amante. Un verdetto che scagionava Thorpe, ma che segnava anche la fine della sua carriera: prima agli occhi dell’opinione pubblica era stato un brillante politico con un matrimonio alle spalle, e una seconda moglie celebre pianista ritiratasi dalle scene. Dopo il processo questa immagine non esisteva più.
Intraprendente, carismatico, famoso anche per uno stile eccentrico nell’abbigliamento (come i suoi completi primo novecento, i suoi gilè di seta e i cappelli di feltro), era diventato leader del partito Liberal nel 1967, distinguendosi per campagne a favore dei diritti umani, come dimostra il suo ruolo nel movimento anti-apartheid. Nel 1971 la sua vita privata aveva iniziato a interferire con quella pubblica, quando Thorpe fu sottoposto a un’inchiesta all’interno del partito: l’accusa era di avere avuto rapporti sessuali con un uomo. Proprio di accusa si trattava, dato che i fatti si riferivano al 1961, quando l’omosessualità era ancora illegale nel Regno Unito.
A rivelare una relazione di due anni era stato Norman Scott, uno stalliere ed ex modello, perfetto personaggio da romanzo pruriginoso inglese.
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