Tutti gli articoli di Livia Iacolare

Lo spot lesbo-friendly di Renault

Donne e motori: gioie e dolori. Il rapporto non fa una piega e lo conferma anche un recente spot pubblicitario di Renault. Nel filmato due ragazze si scambiano sguardi furtivi durante una festa e dopo qualche indugio si appropinquano a trascorrere un after party decisamente interessante. Sfortunatamente la proprietaria della Twingo, pur trovandosi al cospetto di una fanciulla seminuda, supina, bendata e pronta a tutto, preferisce appropriarsi indebitamente del top rosa di quest’ultima, per poi scappare a gambe levate per raggiungere la sua adorata vettura del medesimo colore. Lo spot promuove la Twingo Miss Sixty e – come si può dedurre già dalla denominazione dell’automobile – mira ad accattivarsi il pubblico femminile in tutte le sue declinazioni. Come succede solitamente in questi casi, lo spot ha sollevato un polverone di polemiche e diversi canali televisivi hanno storto il naso di fronte alle richieste di trasmissione del committente.

Per qualche giorno lo spot è rimasto in sordina, poi è apparso timidamente nei palinsesti televisivi ed ora è possibile vederlo con una certa frequenza. Premesso che se io toccassi una Twingo rosa probabilmente contrarrei un’allergia mortale all’istante (e come me molte altre lesbiche), ci tengo a dire che ho apprezzato molto la volontà di Renault di raccontare una storia simpatica e originale, al di là del fatto che si trattasse di due donne probabilmente lesbiche (una delle quali è senza dubbio pazza, a questo punto). In questo caso mi pare evidente che non ci sia nessuna volontà di strumentalizzare contenuti lelli per finalità onanistiche del pubblico maschile (anche se ho letto opinioni differenti dalla mia) e quindi mi compiaccio del lavoro dei creativi che hanno realizzato questo spot, nonché dell’apertura mentale e del coraggio di Renault.

UPDATE: A quanto pare lo spot di Renault si ispira a questo…

Matrimoni LGBT in Spagna: una realtà consolidata. Intervista alla deputata Carmen Montón

Cinque anni fa la Spagna – tra le prime nazioni in Europa – ratificava il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Solo un anno prima nessuno avrebbe scommesso un euro sulla possibilità che un evento tale potesse verificarsi. Eppure la società spagnola – stimolata dalla ventata d’aria fresca portata dal governo Zapatero – ha maturato negli anni un senso civico ancora più forte del suo proverbiale orgoglio, riuscendo a compiere una specie di “miracolo”.

Fautrice di questa conquista storica per la comunità LGBT spagnola fu Carmen Montón Giménez, deputata del Partito Socialista (PSOE) che cinque anni fa si batté strenuamente per l’approvazione di questa legge. Il suo appello appassionato al Congreso il giorno della votazione della legge ci fece letteralmente venire i brividi e ci fece sperare in una politica nuova, entusiasmante, combattiva e sempre dalla parte dei diritti. Per chi non lo avesse visto, il filmato integrale della discussione parlamentare è disponibile su YouTube: parte uno (intro di Zapatero), parte due e tre (discorso della Montón), parte quattro (la votazione e la proclamazione).

Qualche giorno fa ho avuto il piacere e l’onore di intervistare la deputata Carmen Montón per Camp Magazine. Ecco cosa mi ha detto:

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Parlare agli eterosessuali (e farsi capire): due esempi

Quasi tutte le campagne pro LGBT promosse negli ultimi 30 anni hanno un comune denominatore: l’incapacità di suscitare empatia nelle persone eterosessuali. Si tratta di un problema che è ancora ampiamente sottovalutato, con il risultato che le battaglie per i diritti civili delle persone LGBT vengono generalmente considerate delle pretese.

Il movimento LGBT non viene visto come un vento che porta benefici a tutta la società, bensì come una minaccia alla società stessa e alle sue fondamenta culturali. La mancata apertura del movimento LGBT e la sua indisponibilità a comunicare al di fuori del movimento stesso, lo hanno portato a peccare spesso di autoreferenzialità. Ci sarebbe poi da ridire sull’efficacia della comunicazione all’interno del movimento stesso… ma questo è un altro discorso.

Negli ultimi mesi sono venuta a conoscenza dell’esistenza di due campagne che hanno fatto degli esperimenti interessanti in tal senso, riuscendo a coniugare un linguaggio moderno con dei contenuti “hetero-friendly”, ovvero confezionati in modo tale da risultare digeribili ad un pubblico che non sia solo quello LGBT. Credo che questi due esempi possano offrire spunti interessanti a chi si appresta a lavorare alla prossima campagna contro l’omofobia (che – francamente – preferirei si chiamasse “campagna per i diritti delle persone LGBT”).

Ecco i due video che presentano le campagne. Prima di guardarli vi chiedo di non soffermarvi solo sul loro contenuto: osservate attentamente anche i toni, i colori e i suoni che contengono. Vi accorgerete della differenza.

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Current produce due reportage sul mondo LGBT

Il canale televisivo Current – che trasmette su Sky 130 – ha recentemente dedicato ben due puntate del programma “Vanguard” al mondo LGBT. La settimana scorsa è stato trasmesso il reportage “Corpi Violati“, un viaggio in Romania per raccontare l’omofobia (e le sue tragiche conseguenze) nel cuore dell’Europa dell’Est. Ieri sera, invece, è andato in onda il reportage “Figli dei Gay“, nel quale si racconta la vita di due famiglie omosessuali in Olanda, con una parentesi sull’Italia. Due ore di televisione interamente dedicate al racconto della vita, dei sogni e dei problemi della comunità LGBT in Italia e in Europa.

Qui di seguito potete vedere gli episodi integrali e, se volete, condividerli con i vostri contatti:

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Napoli Pride 2010: un successo oltre le aspettative

“Alla luce del sole”. E’ questo lo slogan che il comitato organizzatore ha scelto per il primo Pride nazionale svoltosi a Napoli il 26 Giugno. Un evento di cui probabilmente parleranno diverse generazioni di napoletani (e non solo) visto che costituisce un unicum nella storia del capoluogo campano e in quella del movimento LGBT italiano.

“Alla luce del sole”, nonostante la pioggia che ha graziosamente incorniciato questo Pride, precipitando solo all’inizio e alla fine della parata, spazzando via il caldo e refrigerando i partecipanti – alla faccia delle malelingue e di chi presagiva l’arrivo imminente dei monsoni.

Alle 9:30, diciassette carri vengono predisposti in coda in Piazza Cavour: la piazza “lunga” che traccia il confine tra il centro storico e la Sanità, uno dei quartieri popolari più poveri e vivaci di Napoli.

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