Tutti gli articoli di Barbara Ripepi

Transgender Day of Remembrance 2010

Oggi mi gira per la testa una frase scritta da un amico su un social network, in merito a una discussione sui diritti delle persone omosessuali.

Diceva, in modo evidentemente provocatorio, che dovremmo avere tutti la pelle blu, perché se fossimo immediatamente riconoscibili non solo le persone dovrebbero prendere coscienza della nostra diversità, ma noi stessi saremmo spinti a fare qualcosa in più per ottenere i nostri diritti.

Le persone transgender di fatto hanno la pelle blu.

La loro diversità è scritta sui loro corpi spesso a chiare lettere, e viene riportata sui loro documenti: questo le rende facili prede della violenza generata dall’ignoranza.

Io non sono una persona transgender, ma questo tema mi riguarda. Riguarda gli amici e le amiche che lo sono, riguarda i figli o i nipoti che potrei avere, o la donna di cui potrei innamorarmi.

Oggi si celebra in tutto il mondo il dodicesimo Transgender Day of Remembrance, per ricordare la vittime della transfobia.

Gay e lesbiche in Rete: ricerche, mercato, richiesta e offerta

Harris Interactive e Witeck-Combs Communications sono due società statunitensi che grazie a una partnership offrono ricerche statistiche sui consumatori LGBT.
La prima si occupa di ricerca, la seconda offre consulenza specializzata nel campo del marketing mirato al mondo omosessuale, bisessuale e transgender.

L’ultima ricerca effettuata riguarda l’uso della Rete, e mostra come le persone LGBT mostrino più interesse nell’uso dei social network e nell’attenzione verso i blog di quelle eterosessuali.

Tra i lettori di blog, troviamo un 54% di persone omosessuali che dichiarano di leggerli contro il 40% tra le persone etero.

Il 35% del campione omosessuale legge blog a tematica LGBT,  il 53% di questo segmento li consulta settimanalmente, il 19% ogni giorno.

Se questi dati risultano abbastanza scontati, è interessante notare come il 36% dei lettori LGBT legga blog legati all’attualità, contro il 25% del segmento eterosessuale. Dati simili sono riscontrabili anche in altre aree di interesse, come la politica o l’intrattenimento.

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Da “I Viaggi di Nina” a “Ragazze che amano ragazze”. Intervista a Nina Palmieri

Qualche anno fa una giovane filmmaker si avvicinava al mondo delle lesbiche tramite il sito ellexelle. Dai contatti stretti tramite il web e le persone conosciute durante il percorso, nasceva la prima stagione di “I Viaggi di Nina“.
Giovanna Nina Palmieri, oltre a proporre al grande pubblico un formato piuttosto innovativo per il panorama Tv nostrano, ha raccontato per la prima volta in termini continuativi e confidenziali le storie delle lesbiche del nostro Paese.

Il mese scorso è uscito per Mondadori un libro basato su questa esperienza, “Ragazze che amano ragazze“.
Nina Palmieri, grazie a “I Viaggi di Nina”, è diventata una sorta di icona lesbica facendosi “portavoce” di una realtà pressoché invisibile.

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Piccoli consensi quotidiani contro la parità

Oggi leggevo una conversazione online nella quale si raccontava di un ente pubblico in cui cercano un dirigente, ma il candidato dev’essere uomo, perché i colleghi non accetterebbero di prendere ordini da una donna. Queste richieste non vengono mai esplicitate pubblicamente perché contro la legge, ma qualcuno dice che se c’è chi si permette di pensare in questi termini, la motivazione risiede nel fatto che l’idea è condivisa, non condannata.

Questo mi fa venire in mente un’altra discussione sentita ad un convegno.
Si diceva che in Italia l’omofobia è ancora così radicata perché di base se una persona esprime un’opinione denigratoria non viene generalmente osteggiata. Non c’è un senso di vergogna e repulsione verso la battutina, la presa in giro, l’offesa.
Non si può contare nemmeno sull’ipocrisia della persona che non esprime le proprie opinioni razziste per non essere guardata male.
Certo, poi ci sono anche quelli che non si pongono problemi nel dire ad alta voce “sporco ebreo”, ma sono abbastanza sicura che non si tratti di una pratica non soggetta alla critica di massa.

Un amico su Facebook segnalava che sulla Gazzetta dello Sport di oggi, su un sottotitolo, si leggono le parole “froci di m…” per voce di Weiss. “Merda” è una parola da censurare, “froci” ci può stare.

Insomma: ci possono essere norme di protezione, ma se queste non si allineano e intersecano con il sentire comune, qualcuno troverà sempre il modo per aggirarle senza essere additato.
E chi non si indigna ne è complice.

[Photo: http://www.flickr.com/photos/qole/212059601/]

International Business Equality Index 2010: LGBT e mondo del lavoro

L’incontro del 18 giugno a Milano dedicato alla presentazione dell’International Equality Index, ha rappresentato una ventata di freschezza e di speranza per il panorama LGBT.
Mentre le aziende si accorgono del fatto che il sostegno e l’inclusione del mondo gay, lesbico e trans* possano rappresentare un valore d’immagine e di produttività, il Ministero delle Pari Opportunità porta avanti alcuni progetti per l’integrazione e contro l’omofobia.

Il problema fondamentale è che i due mondi, quello politico-sociale e quello commerciale, sembrano posti su due livelli lontanissimi.
E il modello più incisivo, neanche a dirlo, sembra quello privato.
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