Omofobia, “It gets better”? Non in Italia. Perché siamo una comunità pigra…

Quello che vedete qui sotto è uno dei – tanti – video appartenenti al progetto It Gets Better, risposta tutta americana ai numerosi (e sempre più preoccupanti) casi di suicidio fra i giovani gay degli Stati Uniti colpiti dal bullismo scolastico legato all’omofobia.

Un problema che sta scuotendo l’opinione pubblica tanto da spingere anche il Segretario di Stato americano Hillary Clinton a rilasciare una videodichiarazione che noi omosessuali italiani, senza dubbio, possiamo a malapena sognarci. E che – forse – non ci meritiamo nemmeno.

Perché? Perché in Italia un progetto come “It Gets Better” non sarebbe mai potuto nascere.

Dopo anni di frequentazione appassionata, penso lo si possa dire tranquillamente: la comunità omosessuale italiana è una comunità pigra, piena espressione di una società italiana italiana pigra.

Non andiamo ai Pride. Non acquistiamo riviste “di settore” (che non ci sono, per altro, perché non c’è nessuno che ci investa sopra: eppure di imprenditori gay ce n’è a bizzeffe). Non scriviamo ai media per raccontare i nostri problemi. Non partecipiamo a buona parte delle manifestazioni di protesta per i nostri diritti. Non organizziamo manifestazioni o eventi per parlare di ciò di cui abbiamo bisogno e di ciò che ci viene negato.

E ci lamentiamo – spesso a ragione, per carità – delle iniziative create da altri. Ma tutto restandocene comodamente “seduti”, davanti ai pc o davanti a un cocktail.

In poche parole, non facciamo massa critica. E per questo nessuno ci ascolta, né ci prende in considerazione.

Le idee non mancano. Le competenze neanche: molti di noi lavorano nel campo della comunicazione, dei media, della scrittura, del giornalismo (senza nulla togliere ai tanti lavoratori LGBT non legati al terziario, spesso troppo colpevolmente dimenticati). Eppure non riusciamo a produrre nulla di nostro, salvo rari casi.

Qual è il problema, dunque? Probabilmente, in pieno “stile italiano” (nell’accezione più negativa del termine), demandiamo ad altri l’ideazione e la realizzazione di progetti in grado di migliorare lo status della comunità LGBT.

Nel nostro caso alle associazioni omosessuali, molte delle quali ritenute da molti – per altro – non rappresentative della nostra comunità.

Come per il coming out di Tiziano Ferro“tardivo”, “commerciale”, “non credibile” – siamo pronti a criticare le azioni degli altri, senza fare qualcosa, qualsiasi cosa, in prima persona.

Eppure in Italia la realtà è molto più dura, per gli appartenenti alla comunità LGBT. Non solo bullismo e suicidi (una realtà che da noi passa anche troppo sotto traccia), ma anche diritti negati, discriminazioni esplicite, copertura legislativa inesistente.

Ma un progetto come “It Gets Better” – ma anche come il video collettivo “Fuck You Homophobia”, o lo Spirit Day dello scorso 20 ottobre – in Italia, finora, non ha mai visto la luce.

Forse perché le cose, sotto sotto, ci vanno bene così?

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