Parlare agli eterosessuali (e farsi capire): due esempi

Quasi tutte le campagne pro LGBT promosse negli ultimi 30 anni hanno un comune denominatore: l’incapacità di suscitare empatia nelle persone eterosessuali. Si tratta di un problema che è ancora ampiamente sottovalutato, con il risultato che le battaglie per i diritti civili delle persone LGBT vengono generalmente considerate delle pretese.

Il movimento LGBT non viene visto come un vento che porta benefici a tutta la società, bensì come una minaccia alla società stessa e alle sue fondamenta culturali. La mancata apertura del movimento LGBT e la sua indisponibilità a comunicare al di fuori del movimento stesso, lo hanno portato a peccare spesso di autoreferenzialità. Ci sarebbe poi da ridire sull’efficacia della comunicazione all’interno del movimento stesso… ma questo è un altro discorso.

Negli ultimi mesi sono venuta a conoscenza dell’esistenza di due campagne che hanno fatto degli esperimenti interessanti in tal senso, riuscendo a coniugare un linguaggio moderno con dei contenuti “hetero-friendly”, ovvero confezionati in modo tale da risultare digeribili ad un pubblico che non sia solo quello LGBT. Credo che questi due esempi possano offrire spunti interessanti a chi si appresta a lavorare alla prossima campagna contro l’omofobia (che – francamente – preferirei si chiamasse “campagna per i diritti delle persone LGBT”).

Ecco i due video che presentano le campagne. Prima di guardarli vi chiedo di non soffermarvi solo sul loro contenuto: osservate attentamente anche i toni, i colori e i suoni che contengono. Vi accorgerete della differenza.

Devin & Glenn: Overturn Prop 8 and Make Homosexuals Marry

In questo video molto simpatico promosso da Make Homosexuals Marry assistiamo all’incontro tra due omosessuali ebrei, Devin e Glenn, che si sposano e mettono su famiglia. La loro vita di coppia è simile a quella di tante altre persone che, dopo un inizio scoppiettante, si trovano ad essere vittime dell’entropia generata dal matrimonio. Il video si chiude con un messaggio ironico e forte: “Se non approvi lo stile di vita degli omosessuali, dì NO alla Proposition 8 e permetti loro di sposarsi come tutti noi“. Piccole stravaganze a parte, è quasi impossibile, per un eterosessuale, non riconoscersi in questi due personaggi. Certo, ci sono delle importanti differenze da evidenziare (es. i due gay hanno un cane, non un bambino) ma in generale il video funziona e fa il suo dovere.

Sinead’s Hand

Questo video è stato realizzato da Marriage Equality, un’iniziativa promossa per legalizzare il matrimonio civile per le persone LGBT in Irlanda. Il protagonista va in giro per l’Irlanda perché deve chiedere a tutti gli irlandesi il permesso di sposare Sinead, la sua fidanzata. Nel video non sono presenti personaggi LGBT perché l’obiettivo è fare in modo che le persone eterosessuali possano calarsi per un momento nei panni delle persone omosessuali e capire quali sono le discriminazioni che queste ultime subiscono nel momento in cui viene negato loro il diritto di compiere delle scelte importanti. “I’d like to ask for Sinead’s hand in marriage, please?“. Una frase semplice che – ripetuta quattro milioni di volte – diventa pesante come un macigno.

E qui veniamo al punto: è impossibile – se non inconcepibile – pretendere che il riconoscimento dei diritti alle persone LGBT avvenga senza il sostegno della maggioranza della popolazione, ovvero delle persone eterosessuali. E questo non significa annullare le nostre identità LGBT, bensì fortificarle. E’ a queste persone che dobbiamo parlare.

Qual è, dunque, il linguaggio da utilizzare e, soprattutto, che messaggio vogliamo inviare ai nostri familiari, amici e colleghi?

Non si tratta di chiedere alle persone eterosessuali di tollerare quelle omosessuali, solo perché un giorno potrebbero trovarsi ad essere operate d’urgenza da un medico frocio (quindi, per carità, facciamoci i fatti nostri che è meglio…). Si tratta, piuttosto, di far comprendere alle persone eterosessuali che le differenze tra il mondo etero e quello gay esistono solo perché è la legge ad imporle, non la natura. E quella legge va cambiata, perché una società in cui ci sono cittadini di serie A e di serie B non può essere considerata civile.

Per comunicare tutto ciò agli eterosessuali dobbiamo utilizzare una grammatica comprensibile: quella della loro quotidianetà, dei loro sogni, dei loro desideri, delle loro paure. Perché quella grammatica appartiene anche a noi: la differenza è che non ci è ancora permesso di utilizzarla. Dobbiamo aiutarli ad immaginare una realtà che loro non vedono ma che noi persone LGBT visualizziamo tutti i giorni nella nostra testa. E’ questa la vera sfida, secondo me.

21 pensieri su “Parlare agli eterosessuali (e farsi capire): due esempi”

  1. Ottimi argomenti. Sono convinto che se si tendesse più a questo genere di approccio non soltanto ci sarebbe una reale comprensione del problema da parte del mondo etero, ma paradossalmente anche una maggiore comprensione da parte di quello gay.

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  2. Ottimi argomenti. Sono convinto che se ci fosse questo genere di approccio non soltanto ci sarebbe una reale comprensione del problema da parte del mondo etero, ma paradossalmente anche una maggiore comprensione da parte di quello gay.

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