Carmen Monton Gimenez

Matrimoni LGBT in Spagna: una realtà consolidata. Intervista alla deputata Carmen Montón

Cinque anni fa la Spagna – tra le prime nazioni in Europa – ratificava il matrimonio tra persone dello stesso sesso. Solo un anno prima nessuno avrebbe scommesso un euro sulla possibilità che un evento tale potesse verificarsi. Eppure la società spagnola – stimolata dalla ventata d’aria fresca portata dal governo Zapatero – ha maturato negli anni un senso civico ancora più forte del suo proverbiale orgoglio, riuscendo a compiere una specie di “miracolo”.

Fautrice di questa conquista storica per la comunità LGBT spagnola fu Carmen Montón Giménez, deputata del Partito Socialista (PSOE) che cinque anni fa si batté strenuamente per l’approvazione di questa legge. Il suo appello appassionato al Congreso il giorno della votazione della legge ci fece letteralmente venire i brividi e ci fece sperare in una politica nuova, entusiasmante, combattiva e sempre dalla parte dei diritti. Per chi non lo avesse visto, il filmato integrale della discussione parlamentare è disponibile su YouTube: parte uno (intro di Zapatero), parte due e tre (discorso della Montón), parte quattro (la votazione e la proclamazione).

Qualche giorno fa ho avuto il piacere e l’onore di intervistare la deputata Carmen Montón per Camp Magazine. Ecco cosa mi ha detto:

Qual era la situazione socio-culturale in Spagna prima dell’approvazione della legge che ha legalizzato il matrimonio tra persone LGBT? Può descriverla?

La verità che tutte le riforme promosse dal PSOE non hanno fatto altro che adeguare la legge spagnola alla società spagnola. Le polemiche portate avanti dai media conservatori rappresentano solo un settore radicale della società. I sondaggi dimostravano che la maggioranza degli spagnoli era a favore dell’estensione dei diritti civili indipendentemente dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Dal momento che l’avvento della democrazia ha fatto fare un salto di “quantità” in termini di diritti, a partire dal 2004 il governo socialista si è fatto promotore di un salto di “qualità” riformando la legge sul matrimonio per consentire alle coppie dello stesso sesso di sposarsi come tutte le altre coppie. Ora molti paesi stanno cercando di modificare le proprie leggi per fare lo stesso, poiché discriminazioni di questo tipo non possono essere più tollerate nel 21° secolo.

Sono in molti ad affermare che la Spagna abbia vissuto un cambiamento sociale radicale con l’insediamento del governo socialista. Qual è la sua percezione di questo fenomeno? Quali erano le sue speranze riguardo la possibilità di far approvare una legge come questa?

Quando il PSOE ascese al potere, nel 2004, ci rendemmo conto che c’era molto da fare dopo otto anni vissuti all’ombra di governi conservatori. La paralisi aveva colpito non solo i diritti LGBT ma in generale tutti i diritti relativi alla cittadinanza. Inoltre i tagli alle politiche sociali avevano causato ulteriori problemi. Per questo motivo il percorso per riportare la Spagna nel 21° secolo appariva piuttosto lungo e difficoltoso. La prima legge che facemmo approvare era quella contro la violenza di genere, un passo avanti importantissimo per la dignità delle donne.

Molte altre leggi furono promosse, come ad esempio quelle sulle pari opportunità, l’assistenza ai lavoratori, la regolarizzazione di migliaia di immigrati che vivevano in Spagna da anni senza godere di nessun diritto, la tutela contro la discriminazione sul posto di lavoro, i piani di integrazione sociale per le persone transgender… Per quanto riguarda le leggi inerenti l’universo delle persone LGBT, ci impegnammo già nel nostro programma elettorale a lottare per il cambiamento. Conoscendo l’impegno di Zapatero contro la discriminazione, ho sempre saputo che la nuova legge sul matrimonio e quella sull’identità di genere sarebbero state approvate.

Avete subito la pressione della Chiesa Cattolica? Se sì, cosa avete fatto per gestire la situazione?

La Chiesa Cattolica ha espresso la sua opinione. In ogni caso il suo punto di vista non deve interferire nel processo democratico. Il Parlamento decide sulle questioni politiche e non considera i giudizi morali. In quanto politici, le nostre guide devono essere l’eguaglianza, la giustizia sociale e la Costituzione.

Lei è pienamente soddisfatta della legge sui matrimoni LGBT o c’è qualcosa che è stato necessario cambiare per ragioni politiche?

Questa legge pone tutti i matrimoni sullo stesso livello e non lascia spazio alle discriminazioni. Per questo motivo non cambierei una virgola. Ciò che mi interessa è evitare che il PP (n.d.r. Partito Popolare – di destra) si appelli alla Corte Costituzionale per annullare questa legge.

Dopo aver legalizzato le unioni tra persone LGBT qual è il prossimo passo? Sta lavorando ad altri progetti di legge per i cittadini LGBT?

In qualità di coordinatore di uno dei gruppi di lavoro che compilarono il programma elettorale del PSOE nel 2008, voglio includere la possibilità di aprire un dibattito pubblico su una nuova legislazione sull’eguaglianza. D’altro canto, per quanto concerne il nostro impegno sul fronte LGBT, stiamo promuovendo in tutto il mondo il progetto di istituire la Giornata Mondiale contro l’Omofobia e la Transfobia per il 17 Maggio, con l’impegno di eliminare la transessualità dalla lista delle malattie mentali e promuovere leggi che cancellino le discriminazioni nei riguardi delle coppie lesbiche nell’ambito del diritto alla riproduzione.

Dal punto di vista dei diritti LGBT la situazione in Italia è piuttosto tragica e l’idea di poter celebrare dei matrimoni tra persone dello stesso sesso nel nostro paese sembra ancora inconcepibile. Al momento molti politici stanno provando a far approvare una legge che introduce un’aggravante per i crimini commessi per ragioni omofobiche. Lei pensa che abbia senso promuovere una legge penale contro l’omofobia o è meglio concentrarsi sui diritti civili?

Come dicevo prima, la Legge deve essere sempre integrale e olistica. Le società moderne sono diverse e le leggi devono adeguarsi a questa diversità. Il PSOE ritiene che la diversità sia espressione di ricchezza sociale e tutte le nostre azioni hanno il solo scopo di evitare che le differenze si tramutino in discriminazioni. Sappiamo che “eguaglianza” non significa “uniformità” e che “eguaglianza legale” non sempre vuol dire “eguaglianza reale”. Omofobia, razzismo e sessismo sono espressioni di ideologie che lottano per imporre diseguaglianza e discriminazione. Perciò credo sia necessario promuovere delle azioni per arginare l’espansione di questi fenomeni ed evitare che ottengano il consenso sociale.

Lei è molto impegnata sul fronte dei diritti delle donne. Quali sono le azioni e le leggi promosse da lei (e in generale dal governo Zapatero) in questo ambito?

Il presidente Zapatero ha dichiarato che l’impegno per la parità dei sessi è innanzitutto un impegno femminista. La prima legge promossa dopo la vittoria del PSOE è stata la legge contro la violenza di genere, che introduce un cambiamento qualitativo nel modo in cui viene inteso l’abuso machista. Più tardi abbiamo introdotto la legge sull’eguaglianza tra uomini e donne, che abbraccia tutte gli ambiti in cui questa eguaglianza va promossa. Pochi giorni fa è stata approvata la nuova legge sulla salute riproduttiva e l’interruzione volontaria della gravidanza; una legge che sostituisce quella approvata 25 anni fa nel nostro paese.

E’ una legge che finalmente riconosce alle donne la capacità di decidere autonomamente della propria maternità e che, al contempo, promuove una strategia di educazione sessuale il cui scopo è prevenire le gravidanze indesiderate. L’introduzione della prospettiva dell’ “identità di genere” in tutte le azioni del nostro governo è sicuramente uno dei cambiamenti più importanti: ogni legge deve esplicitare chiaramente l’impatto che avrà sulle donne. In questo modo, ad esempio, anche la legge sull’agricoltura prevede che non ci siano mai degli svantaggi per le donne che lavorano in quel settore e lo stesso si può dire dell’esercito, del diritto d’asilo e della cooperazione internazionale.

Lei ritiene che il governo Europeo stia facendo abbastanza per assicurare che i diritti civili delle persone LGBT siano garantiti in tutti gli stati membri?

A livello europeo credo che ci sia bisogno di avanzare con più decisione. Sia in Parlamento che in Commissione ci sono diverse iniziative volte a combattere la discriminazione. Anche nel Consiglio dei Ministri, mi risulta. Le stesse istituzioni Europee sono un esempio di amministrazione che lotta contro le discriminazioni al suo interno e riconosce diritti e benefit ai partner di chi ne fa parte, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

Tuttavia è evidente che in alcuni stati ci siano ancora delle resistenze a parlare apertamente delle persone LGBT e ad impegnarsi affinché venga promossa un’eguaglianza reale. In un organismo come l’Unione Europea questa mancanza di un impegno comune ha fatto sì che il processo rallentasse ulteriormente. Ma questa strada è già asfaltata e non è più possibile fermare il progresso in Europa.

Dopo cinque anni, può darci un po’ di numeri sui matrimoni LGBT in Spagna e su come la società ha accolto questo cambiamento storico?

La parte più importante della riforma del matrimonio in Spagna è quella che afferma che lo Stato non può decidere chi possiamo amare e chi no. Questo è ciò che ha reso necessaria la riforma della legge per consentire a due persone dello stesso sesso di unirsi in matrimonio. Le statistiche più recenti che abbiamo risalgono al 2009 e ci dicono che in Spagna sono stati celebrati più di 16.000 matrimoni tra persone dello stesso sesso. I sondaggi mostrano che la maggioranza degli spagnoli supporta pienamente il riconoscimento dei diritti inclusi nella legge che approvammo il 30 Giugno 2005.

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