Ragazze che amano ragazze

Da “I Viaggi di Nina” a “Ragazze che amano ragazze”. Intervista a Nina Palmieri

Qualche anno fa una giovane filmmaker si avvicinava al mondo delle lesbiche tramite il sito ellexelle. Dai contatti stretti tramite il web e le persone conosciute durante il percorso, nasceva la prima stagione di “I Viaggi di Nina“.
Giovanna Nina Palmieri, oltre a proporre al grande pubblico un formato piuttosto innovativo per il panorama Tv nostrano, ha raccontato per la prima volta in termini continuativi e confidenziali le storie delle lesbiche del nostro Paese.

Il mese scorso è uscito per Mondadori un libro basato su questa esperienza, “Ragazze che amano ragazze“.
Nina Palmieri, grazie a “I Viaggi di Nina”, è diventata una sorta di icona lesbica facendosi “portavoce” di una realtà pressoché invisibile.

“Ragazze che amano ragazze” raccoglie i frutti dell’esperienza vissuta con “I viaggi di Nina”. Com’è nato esattamente? In parallelo mentre giravi le puntate del programma o a conclusione delle stagioni sulle donne lesbiche?

È figlio de “I Viaggi di Nina”: è nato qualche tempo dopo (3 anni!) la messa in onda, infatti ci sono particolari inediti e le evoluzioni delle storie raccontate dalle stesse protagoniste.

Ragazze che amano ragazzeIn video non ti vediamo mai, la tua voce narra eventi e lega gli episodi, ma difficilmente esprimi giudizi, lasci che le protagoniste si raccontino da sole con le immagini.
L’uso della sola parola scritta ti ha dato modo di esprimere qualcosa di diverso rispetto al video?

Assolutamente sì. Il libro è concepito come un diario, o meglio: è il mio diario e quindi ancor più del programma è molto mio, molto intimo. E forse ogni tanto sono scivolata sull'”opinione” personale… spero mai nel giudizio.

Hai portato le lesbiche in tv, ora le hai portate su carta tramite un grosso editore; non successe molto spesso quando si parla di questi temi. Hai sentito una sorta di responsabilità nei confronti delle tue protagoniste sapendo che il modo in cui le avresti raccontate sarebbe diventato la chiave di lettura del pubblico?

Ho un’ansia che la metà basta! Ma in fondo credo di aver rispettato il mio stile: non dimentico mai di essere l’occhio attraverso cui la gente, i miei amici, mia nonna guardano quel mondo che conoscono poco e su cui magari hanno dei pregiudizi. Se ha funzionato in Tv forse funziona anche su carta…

Quando la gente pensa al mondo gay, spesso fa riferimento al mondo maschile e in modo stereotipato, falsato. Le donne soffrono di cliché minori, ma sono meno visibili. Eppure tu hai trovato molte persone felici di raccontarsi. Secondo te perché le ragazze fanno più fatica ad avere un “peso” sociale?

Questa è una domanda difficile e pericolosa! Premettendo che all’inizio ho fatto una fatica pazzesca a trovare donne disponibili a raccontarsi davanti ad una telecamera, credo ci sia una tendenza – uso volutamente delle espressioni forti – a “ghettizzarsi” e a rendersi invisibili. Le donne si proteggono di più, fanno meno “rumore”, sono più discrete anche perché sono obiettivi più facili da attaccare. Forse anche perché potrebbero scatenare delle curiosità insane, morbose. Poi, non voglio dire banalità, ma siamo sempre in Italia e anche se facciamo tanto i disinvolti, le donne nel nostro Pese solo “le femmine dei maschi e devono fare figli con i maschi”.

Mi piace pensarti come a una valorizzatrice delle diversità: oltre alle storie lesbiche hai indagato il mondo delle escort, l’ultima stagione dei “viaggi” racconta la “singletudine” femminile in età adulta. Come nasce questa voglia di mettere luce nelle zone poco esplorate?

Dalla mia curiosità “ignorante”. Mi sono avvicinata alle lesbiche perché nella vita, prima dei Viaggi, non mi era mai capitato di avere tra le mie amicizie delle donne omosessuali. Amici gay tanti, ma le donne… mi domandavo dove fossero, chi fossero, perché io non le vedessi! Con le escort e poi con le donne soldato ho seguito comunque lo stesso pensiero: è un mondo che non conosco, sono persone che mi incuriosiscono… vado!

Porti davvero i codini? (ok, questa la tagliamo)

Ogni tanto sì… 🙂 E lo so, mi devo ricordare di non avere più 12 anni (non la tagliare, mi piace!)

Giovanna Nina Palmieri devolve parte dei proventi all’Onlus “Il Sole”, che si occupa di adozioni a distanza e di sostegno all’infanzia in difficoltà nei territori di Etiopia, Burkina Faso, India e Sri Lanka.

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