TLGB Pride 2010 Milano

TLGB Milano Pride 2010, il Pride delle assenze

Questo post avrebbe dovuto essere, per concezione, un post fotografico. Una gallery di immagini per raccontare questo pride milanese, TLGB Pride Milano, il primo della nuova stagione di cortei del 2010.

Non è andata così, nonostante una macchina fotografica ce l’avessi dietro, e nonostante sembrava ci fossero più fotografi che omosessuali.

Perché? Perché questo Pride non è riuscito a dare alcuno stimolo: poca partecipazione, poco trasporto, poca voglia, molta apparenza e poca sostanza. In pratica, un Pride senza cuore.

Una sensazione condivisa da molti, come anche quella di una generale insoddisfazione da parte di un Pride che – anno dopo anno – sta perdendo mordente.

Il simbolo della manifestazione, quest’anno, è stata una Smart. Una presenza inspiegabile: nessuna particolare decorazione, nessuna livrea a tema, qualche bandiera dell’Arcigay portata di corsa da militanti e infilata quasi a forza nel tettuccio della macchina. Frenate improvvise e accelerazioni altrettanto improvvise che hanno rischiato di tirar sotto più di una persona. Molta improvvisazione e nessuna risposta alla domanda fondamentale: perché?

Proprio come il Pride milanese: tanta improvvisazione e poche motivazioni. Pareva che molti sfilassero per tradizione e abitudine, perché “ci si doveva essere”, e non per una ragione reale e sentita. Purtroppo. Persino le froce favolose così favolose non sembravano, presenti solo in una versione sbiadita e poco convinta. E le trans “vestite a festa” – elemento tradizionale, colorato e chiassoso di ogni Pride che si rispetti – quasi non c’erano. Io, personalmente, durante la Parata ne ho vista solo una.

Così come erano assenti anche i gruppi di supporto esterni alla comunità GLBT, che pure gli scorsi anni c’erano e in buon numero. Mancavano i genitori degli omosessuali, a parte la sparuta rappresentanza di AGEDO. Mancavano gli adulti. Mancavano le coppie etero, e gli etero stessi c’erano e non c’erano, per lo meno non in quella quantità che ti aspetteresti in un periodo in cui l’omofobia e le aggressioni agli omosessuali sono in fase di recrudescenza. Mancavano le famiglie. Mancavano i bambini. Più in generale, c’era molta stanchezza.

Arcigay parla di 20.000 partecipanti. La questura di 6.000. Se è vero che le stime istituzionali sono sempre al ribasso, è anche vero che forse – questa volta – i numeri dell’Arci sembrano un filo troppo ottimistici. Troppo. E in una città come Milano, culla italiana degli omosessuali, delle lesbiche, dei bisessuali, delle trans e della comunità tutta, la cosa è grave.

Le premesse, insomma, non sono rosee: il pride milanese non è di certo stato un successo; quello romano si porta dietro una forte divisione interna, con l’abbandono del Mieli (e non solo) e la promessa di assenza da parte di molti; il nazionale, a Napoli, si preannuncia difficoltoso.

Ma quindi, forse, dovremmo porci una domanda più generale e profonda: cosa ci sta succedendo? Cosa sta succedendo al movimento omosessuale?

5 pensieri su “TLGB Milano Pride 2010, il Pride delle assenze”

  1. L’idea dei fischietti non si capiva e alla lunga erano fastidiosissimi. La scena degli specchi al duomo non l’ho nemmeno notata. Un corteo un po’ contenuto e come dicevamo, senza cuore. Il Pride a Milano mi sembra in declino da anni.
    Io tra l’altro sono stata riempita di volantini di gruppi speudocattolici.

  2. concordo pienamente con quello scritto da claudio, una anifestazione sottotono tra tutte quelle a cui ho partecipato ( dal 2003)… molti erano li giusto per esserci ma senza un vero motivo.. e come detto napoli non risulta dificoltosa ma bensì é difficoltosa…
    io stesso purtroppo mancherò con immenso dispiacere…
    Besto

  3. Spero davvero che a Napoli si potrà vedere uno spettacolo opposto a questo che descrivete. Ho infatti la sensazione (e la speranza) che sebbene sia stato molto criticato e abbia avuto numerose difficoltà di realizzazione (sopratutto economiche) ci sarà parecchio cuore da quelle parti. Buon (i) Pride a tutti!

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