Quel Partito Democratico che si vergogna di noi omosessuali

Cominciamo con un ripasso, visto che siamo in periodo d’esami. Costituzione Italiana, Articolo 3:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Esiste, insomma. Non ce lo siamo inventato noi. Esiste ed è uno dei primi articoli della Costituzione, uno degli elementi fondanti di quella che dovrebbe essere la “nazione Italia” così come l’hanno pensata i nostri padri costituenti: il lavoro, la difesa dei diritti inviolabili dell’uomo, la non discriminazione.

Semplice, chiaro, lineare, vero? Non per il Partito Democratico.

Se negli scorsi mesi – fra aprile e i primi giorni di maggio, per intenderci – avete avuto l’occasione di passare per la Stazione Centrale di Milano o la Stazione Termini di Roma, probabilmente avrete anche avuto la fortuna di vedere loro: gli enormi manifesti della campagna di tesseramento del PD.

Un progetto comunicativo d’impatto, chiaro ed efficace: raccontare i “valori” del Partito Democratico bersaniano utilizzando concetti estrapolati dalla Costituzione Italiana, trasmettendo in questo modo allo stesso tempo l’idea che “il PD è un partito che segue i dettami della Costituzione, a differenza di chi la Costituzione la vuole manipolare”. Smart, vero? Certo, ci sarebbe da chiedersi quanto questa campagna abbia attecchito nella popolazione, ma non è questa la sede opportunità.

Veniamo piuttosto ai concetti promossi in questa campagna dal PD, “democratico per costituzione”, e quindi considerati da Bersani e dal suo entourage come caratterizzanti del progetto politico dietro al partito. I manifesti li potete trovare qui, su Mobilitanti.it promossi dal sito del Partito Democratico con un roboante “Diffondi i manifesti della campagna di tesseramento. Scarica le versioni per la stampa o inviali ai tuoi amici”.

Le versioni sono cinque. Quattro di queste sono dedicate al lavoro, all’istruzione, all’ambiente/patrimonio artistico e alla salute. La quinta, invece, alla discriminazione. Con una scelta abbastanza peculiare.

Il Partito Democratico promuove le pari opportunità tra donne e uomini.

Si tratta di un concetto estratto dall’articolo 51 della Costituzione, e più precisamente di un comma modificato nel maggio 2003 con una legge costituzionale per aggiungere proprio la frase di cui sopra. Il comma, ora, suona così:

Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini.

Ma perché scegliere questo articolo, limitante e limitativo alle sole donne e uomini, quando ne era presente uno – come abbiamo potuto vedere all’inizio di questo pezzo – più generale, omnicomprensivo e fondante a livello costituzionale?

La risposta è tristemente semplice: per colpa di noi omosessuali.

Da anni, ormai, la comunità omosessuale utilizza infatti l’articolo 3 della Costituzione Italiana come una bandiera per reclamare i propri diritti. Non a caso, la lotta (persa) a favore dell’estensione del diritto di matrimonio civile agli omosessuali richiamava proprio questo testo.

Utilizzare l’articolo 3 nella campagna di tesseramento voleva dire, per il Partito Democratico, abbracciare le istanze della comunità omosessuale italiana. Cosa che Pierluigi Bersani, ad ogni costo, vuole evitare (ricordiamo la sua posizione contraria riguardo ai matrimoni civili fra omosessuali, ma anche – più generalmente – la mancanza di proposte o interesse nei confronti di queste tematiche).

Una situazione d’imbarazzo da risolvere, in qualche modo. E risolto con una scelta che, limitando la discriminazione alle sole differenze fra donne e uomini, esclude anche tutti quei casi relativi a religione, lingua, razza, opinioni politiche. Escludendo anche gli immigrati, ad esempio.

Questo è il Partito Democratico: tutto, pur di non aver a che fare con i froci. Almeno fino alla prossima campagna elettorale.

Un pensiero su “Quel Partito Democratico che si vergogna di noi omosessuali”

  1. Non sono un fan della Costituzione, per tutta una serie di motivi: c’è però un “vizio” formale che anche chi abbia un’opinione diversa dalla mia può notare. Nella Costituzione si parla di parità tra i sessi, non tra preferenze sessuali: certo queste possono essere racchiuse tra le “condizioni sociali e personali”, ma non sarebbe male una modifica al testo che elimini ogni dubbio. Forse, è anche più importante della legge contro l’omofobia (che a mio avviso è stata concepita bene, includendo qualsiasi discriminazione, benché scritta in modo pessimo il ché la fa risultare inutile). Sul PD… la campagna per il tesseramento è oscena, ma le tue stesse rimostranze nei suoi confronti avvalorano il mio discorso: è la Costituzione a essere “sbagliata”, perciò finché non la si modifica ogni scusa è buona per glissare sull’argomento.

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