International Business Equality 2010

International Business Equality Index 2010: LGBT e mondo del lavoro

L’incontro del 18 giugno a Milano dedicato alla presentazione dell’International Equality Index, ha rappresentato una ventata di freschezza e di speranza per il panorama LGBT.
Mentre le aziende si accorgono del fatto che il sostegno e l’inclusione del mondo gay, lesbico e trans* possano rappresentare un valore d’immagine e di produttività, il Ministero delle Pari Opportunità porta avanti alcuni progetti per l’integrazione e contro l’omofobia.

Il problema fondamentale è che i due mondi, quello politico-sociale e quello commerciale, sembrano posti su due livelli lontanissimi.
E il modello più incisivo, neanche a dirlo, sembra quello privato.

L’indice e il business LGBT

L’International Equality Index è uno studio dell’IGLCC (International Gay and Lesbian Chamber of Commerce) che prende in esame le aziende partecipanti per valutare il livello di inclusione del mondo LGBT al proprio interno e il volume di attenzione posto sulle tematiche specifiche.
L’edizione 2010 è la seconda, alle prime cinque posizioni troviamo IBM, Google, BT Group, Morgan Stanley e Cisco Systems.

L’indice prende in considerazione vari fattori per determinare la classifica: la presenza di persone LGBT all’interno del proprio organico, le politiche di marketing mirato, la presenza sulla stampa a tematica gay, la sponsorizzazione di eventi come il Pride.

Comparire nell’Index rappresenta per le aziende un punto di forza e prestigio: i potenziali dipendenti sapranno di trovare un ambiente di lavoro accogliente, il livello di inclusione porterà l’azienda al rispetto e alla valorizzazione di ogni tipologia di differenza, la comunità LGBT avrà un occhio di riguardo per la società ben posizionata, i premi ricevuti daranno visibilità.
Nessuna azienda prettamente italiana ha partecipato all’indice, ma vale la pena sottolineare che l’Italia non è da ritenersi esclusa in quanto sono state prese in esame aziende che hanno proprie sedi anche nel nostro Paese.

La documentazione completa dell’International Equality Index è disponibile in .pdf: http://www.iglcc.org/en/initiatives/business_equality_index/2010-index-report/

Angelo Caltagirone, presidente di egma e vice chairman dell’IGLCC, oltre a presentare i dati dell’Index, ha parlato della propria esperienza con egma e dell’importanza delle associazioni LGBT orientate al mondo del lavoro.
Egma nasce nel 2005 a Vienna e ha sede a Berlino. Opera a livello europeo riunendo varie organizzazioni nazionali legate al business LGBT. Ha un ruolo di coalizione tra le varie realtà esistenti e organizza eventi e progetti sui temi legati al mondo del lavoro.

IGLCC è nata nel 2006 ad Amburgo e ha sede a Montreal. Riunisce 17 camere di commercio e organizzazioni business, opera in 15 Paesi e rappresenta 55 milioni di lavoratori LGBT.

Ivan Scalfarotto ha presentato il lavoro svolto da Parks, associazione che contra tra i propri soci le aziende italiane o le filiali italiane. Lo scopo è quello di istruire le aziende per ottimizzare i rapporti con i propri dipendenti LGBT, creando un ambiente di lavoro favorevole per tutti.
I soci fondatori di Parks sono Citi, IKEA e Johnson & Johnson.

Riccardo Bianchi di IBM ha parlato delle politiche aziendali: le scelte di inclusione delle diversità sono state affrontate da IBM negli anni ’90, anche se già nell’84 tra le disposizioni interne veniva chiaramente dichiarato come non discriminante l’orientamento sessuale dei dipendenti. Nel 1996 è stata creata la diversity executive task force, che opera appunto nel campo delle diversità come valore all’interno dell’azienda.
IBM ha al proprio interno un gruppo denominato EAGLE (Employee Alliance for Gay, Lesbian, Bisexual and Transgender Empowerment)  dedicato ai dipendenti LGBT.

Pari opportunità, politiche sociali

L’incontro si è svolto con il favore del Ministero delle Pari Opportunità: Agnese Canevari dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali ha portato un messaggio dell’On. Carfagna, che si augura di poter operare sulla valorizzazione delle differenze, sul rispetto, sull’allineamento culturale con gli altri Paesi.
Le iniziative citate a tal scopo, messe in atto dal Ministero delle Pari Opportunità sono la campagna “Non essere tu quello diverso” e la settimana contro la violenza attuata in autunno nelle scuole, con la pubblicazione e la distribuzione di volantini.

UNAR, nato per un lavoro mirato alle politiche antirazziste, amplia il raggio d’azione estendendo gli obiettivi alla neutralizzazioni delle discriminazioni anche per quanto riguarda il genere e l’orientamento sessuale.
Attualmente è in atto un’indagine affidata a Rete Lenford sulle regioni del sud Italia, che sta rilevando risultati prevedibilmente infelici: vengono rilevati grossi problemi di integrazione e una percezione ancora stereotipata della comunità LGBT. In particolar modo la comunità trans risente della mancanza di strutture di supporto.
Tra i progetti futuri trovano spazio gli osservatori regionali antidiscriminazione e le campagne di sensibilizzazione dei docenti degli istituti superiori.
Un ruolo chiave in queste azioni viene dato alle Associazioni LGBT, alle quali l’UNAR fa costante riferimento.
Infine viene citata l’indagine multiscopo sulle discriminazioni di genere, identità di genere e orientamento sessuale, portato avanti dall’ISTAT.

Ines Patrizia Quartieri (Presidente Commissione Pari Opportunità) pone invece risalto ai parallelismi delle tematiche antidiscriminatorie verso le persone LGBT con quelle nei confronti delle donne: un lavoro il più inclusivo possibile può portare a risultati per tutte le fasce di popolazione in difficoltà.

E l’Italia?

L’evento fortemente voluto da Angelo Caltagirone sembra voler suggerire agli italiani di organizzarsi, muovere le proprie energie verso la costituzione di gruppi, associazioni, coordinamenti in ambito professionale che possano portare nei luoghi di lavoro un clima di accettazione e scambio.
Spinge perché le aziende comprendano che lavorando su un piano di supporto alla comunità omosessuale, bisessuale e trans*, non si può ricavare che un guadagno per tutti: dipendenti sereni, possibilità di gare d’appalto mirate, pubblicità, modernità, percezione positiva.

In un clima così proiettato verso il moderno – che in realtà dovrebbe suonare solo civile – i piani illustrati dal Ministero delle Pari Opportunità sono sembrati semplicemente vecchi, poco incisivi, fuori tempo e mai orientati a una seria legislazione in materia.

Mentre IBM pubblica sulla intranet aziendale le informazioni sul mese dei Pride, promuove convegni sul business LGBT, mette seriamente tutti i lavoratori in condizioni favorevoli, le istituzioni stampano volantini, spendono 2 milioni di euro per campagne invisibili e lanciano indagini nel profondo sud per verificare il livello di omofobia in Italia.

2 pensieri su “International Business Equality Index 2010: LGBT e mondo del lavoro”

  1. Come al solito dal confronto con l’estero usciamo distrutti, ed è una cosa che atterrisce.

    Due notazioni:

    1. fa un po’ specie che il ministero mandi a un evento come questo un membro dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali. Questo mi pare indicativo del fatto che manchi un ufficio sulle discriminazioni sessuali, e quindi indicativo sulla politica sociale della Carfagna. Stesso discorso può esser fatto sulla presenza dell’UNAR: mancano istituzioni specifiche.

    2. Mi chiedo e continuo a chiedermi cosa potremmo fare noi. Possiamo creare noi dei gruppi nelle nostre aziende? Che procedura si deve seguire per crearlo? Che conseguenze lavorative potremmo avere?

  2. L’UNAR (ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) è nato da una direttiva europea specifica, ma in realtà non si occupa solo di razzismo nei confronti degli stranieri, lavora anche sulla parità di trattamento per le donne, il rispetto per le culture religiose e i temi legati all’omo-transfobia.

    In Italia si potrebbe cominciare a saggiare il terreno per la creazione di gruppi all’interno delle aziende e creare un’associazione professionale.
    In seguito bisognerebbe creare un’index italiana.

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