Il Pride Nazionale, che quest’anno si terrà a Napoli, è ormai alle porte. E iniziano le manovre di avvicinamento, fra discussioni (accesissime, come di consueto) e promozione.
Ieri, su Youtube, è arrivato anche il video promozionale dell’evento del prossimo 26 giugno. E ci ha diviso: è un bel prodotto, o fa solo del male all’immagine della comunità? Ecco cosa ne pensiamo: due giudizi contrastanti. A voi la scelta.

di Claudio Mastroianni
Io credo sia difficile non provare simpatia per questo video.
Lo trovo onesto, quanto meno a livello comunicativo: gioca con i cliché della napoletanità e dell’omosessualità, li raccoglie e li capovolge usandoli a suo favore. A nostro favore.
La femmina napoletana, verace, diventa trans; il “finocchio”, che è presa in giro e sberleffo, diventa “fresco”, un prodotto da vendere, un prodotto “che fa bene”.
E quel “alla luce del sole”, motto di questo Pride 2010, assume finalmente un senso, anche con un uso sottile del linguaggio video (i ragazzi e le ragazze che si baciano fra loro e diventano più vivi, colorati, al passaggio della finocchiovendola: hai notato, Roberto, che in quel momento i colori del video diventano più vivi, meno spenti?).
Insomma, mi sembra un prodotto ben ragionato, con un progetto dietro e fatto da professionisti della comunicazione: non a caso, nelle scritte in coda, viene abbandonato l’orribile lettering del logo del NapoliPride.
Non è di certo un prodotto istituzionale, rigoroso, è vero. Ma “paga lo scotto” di questa strana forma tutta italiana di Pride itinerante.
Se ogni anno ci si sposta in una città diversa, ogni anno la manifestazione deve essere caratterizzata in maniera diversa: quest’anno è toccato a Napoli, e Napoli è sole, colori, teatralità e quel modo tutto peculiare di rapportarsi col prossimo.
Si poteva fare di meglio, con questo video? Credo di no, non con queste premesse.
Finché il Pride non troverà una sua forma più “stanziale”, e smetterà questo nomadismo senza patria, ogni anno la manifestazione dovrà raccontare la realtà specifica della città prescelta.
E capisco benissimo quello che dici, quando confronti il lavoro italiano con quello Zurigo (ma anche con gli altri esteri). Ma, forse, dovremo trovare un’altra via, una via più “italian style”.

di Roberto Forleo
L’umorismo alla “pizza con la pummarola ‘ngoppa” ha fatto anche il suo tempo.
L’autoironia è una cosa importante, siamo d’accordo. Ma siamo sicuri di non farcela a rappresentarci in maniera diversa, per noi stessi e per agli altri?
Insomma: siamo il Paese della mafia, del mandolino e del bel canto, certo, ma siamo anche la nazione del design, delle griffe di alta moda, del buon gusto.
Quando vogliamo, cioè, (o meglio quando riusciamo scavalcando l’ingerenza della nefasta classe dirigente) riusciamo a produrre delle eccellenze riconosciute nel mondo.
Ecco: diamoci un po’ di lustro, un’immagine accattivante, un logo coerente, una progetto a 360° che coinvolga ambiti diversi.
Presentare un video così non ci fa andare da nessuna parte, non crea empatia in tutti gli italiani gay e gay-friendly e non è credibile nei confronti delle istituzioni e del mercato (o meglio solo in quello rionale, forse).
All’estero i Pride sono sponsorizzati da fior fiore di aziende, multinazionali, banche. Voi immaginate i loghi di Coca Cola, Beck’s o UBS a chiusura del nostro video? Io no: mi manca l’ARCInota fantasia italiana, pardon.
Non sarebbe ora di mettere mano ad un progetto più ampio, di accantonare l’idea dei Pride itineranti e di dare vita ad un contenitore più grande, più lungimirante, più articolato e più interessante?
Gli esempi non mancano e noi stessi – io e te, Claudio – siamo stati testimoni a Zurigo della realizzazione di un festival, di quattro giorni, di cui la parata era solo un momento, che comprendeva convegni, dibattiti, concerti, party, etc…
Spostare su e giù per lo stivale la manifestazione non giova sicuramente alla realizzazione di un sistema-Pride che ha bisogno di contatti, risorse, capillarizzazione sul territorio e servizi.
Un video simpatico non basta a nascondere tutto questo.





14 Commenti
daccordo con Roberto per quel che riguarda il modo di affrontare il tema, le caricature si fan dinuovo avanti…faranno anche parte della cultura Napoleitaliana, però sti cazzi e bbasta! Al limite piace a noi che al Pride comunque ci andiamo….ma lo facciamo vedere a qualcuno che il Pride non lo organizza-vive-comprende? Al massimo ci ride sopra.
Penso sia troppo teatrale, irreale e favolistico….ed almeno i finocchi cazzo, li avessero scelti belli e freschi…son mezzi appassiti! E suvvia!
Sulla manifattura daccordo con Claudio….è fatto come si deve!
Premetto che in questo caso sono di parte e quindi poco obiettiva… Lo trovo molto carino. Trasmette calore e colore, rovescia gli stereotipi in modo ironico. Insomma, a me “me piace”
Personalmente lo trovo molto simpatico, però nell’ottica di un Pride nazionale è un po’ troppo regionale. Il problema secondo me è alla radice: i Pride Nazionali sono veramente sentiti e sostenuti da tutte le regioni? Io ho sempre un po’ l’impressione che ognuno si faccia gli affari propri, e che quello che dovrebbe essere un evento su cui concentrarsi al massimo per il bene di tutti venga abbandonato a se stesso in favore dei Pride locali (o delle borsettate).
Questo video è il prodotto onesto (a tratti gentilmente ruffiano) di un pride povero che ha scelto deliberatamente di muoversi in steadycam tra la gente, nel tentativo di sfruttare al massimo la territorialità in un paese in cui persino la provenienza geografica è il pretesto consumato per la discriminazione.
Ci vorrebbero ingenti investimenti in équipe di professionisti per il procacciamento di sponsor a rilevanza mondiale ma non sono certa che qualche griffe influirebbe sull’elevatissima qualità degli eventi che hanno portato le Azioni Positive in tema di diritti civili dai tanto vituperati mercati rionali, alle aule dei tribunali e alla strutture universitarie.
Quanto ai pregi del pride stanziale, è indubbio che garantirebbe un continuum “sensoriale” negli spot e negli slogan, ma priverebbe ogni città quale che sia la dimensione, della possibilità di sperimentarsi “nazionalmente” apportando dei contenuti peculiari ed evidentemente significativi. Sarebbe un po’ come dire ai bambini che non posso guardare da vicino o maneggiare i gingilli “degli adulti”, che potrebbero rovinarli o peggio romperli, che ci sono dei limiti alle loro possibilità, fomentado paura e paralisi in un movimento già tacciato da più parti di immobilismo.
Napoli si è assunta una incredibile responsabilità scegliendo un linguaggio prepotentemente innovativo capace di coinvolgere anche gli strati più popolari con una stereotipia rivestita di significati nuovi nella quale possono riconoscersi e sperimentarsi.
Sono d’accordo con Claudia. Aggiungo che l’idea di un Pride nazionale itinerante mi è sempre piaciuta: il problema è che ci sono pochi soldi e le associazioni non sanno racimolarli (oppure li sperperano chiamando Paris Hilton a fare la DJ nei locali).
Premetto che sono napoletano, e i miei amici sanno che detesto la napoletanità alla “pizza e mandolino” oltre ogni dire. Tuttavia, nell’ottica di un gay pride di Napoli, penso che questo video sia abbastanza divertente ed efficace. Appropriarsi di termini denigratori come “finocchio” e riutilizzarli a proprio vantaggio non è certo un’idea nuova, ma si sa che noi siamo in ritardo. Come dice Claudio Mastroianni, l’aspetto amatoriale del video è voluto, e si capisce che in realtà è stato studiato e girato da persone competenti. Per come conosco la mia città, introdurre l’argomento omossessualità in maniera chiassosa e casereccia è forse il modo più efficace. D’altronde, nonostante i moltissimi difetti di Napoli, l’omofobia forse è uno dei pochi che è stato importato da fuori.
Per quanto riguarda la questione del gay pride troppo locale e privo di una dimensione nazionale, mi rimetto al giudizio di persone più competenti di me!
Restando in un ambito prettamente estetico, trovo che il video sia carino e concordo anche sulla forza della “stereotipia rivestita di significati nuovi”, di cui scrive Claudia.
Però mi è piaciuto solo dopo averlo guardato la seconda volta: un altro insieme di stereotipi inizialmente mi ha messa in difficoltà!
Credo, infatti, si trascini dietro la poca efficacia del logo, che sinceramente trovo bruttino, kitsch e zeppo di stereotipi, in tal caso, abbastanza sterili.
@Claudia il rispetto per la professionalità e l’impegno degli organizzatori del Napoli Pride è stato tralasciato ovviamente solo per motivi di spazio.
Il pride itinerante che arriva nelle realtà più difficili è un’idea che mi piace ma deve arrivare dopo aver creato un collante autorevole a livello nazionale. Il rischio è di calarsi troppo nella realtà locale perdendo di efficacia. Dissolvendo quella carica stessa di cui il nostro Paese necessita estremamente in questo momento storico. I “terroni d’Europa” per i diritti e non solo siamo tutti noi italiani.
Trovo, infine, che la mancanza di sponsor commerciali seri sia una lacuna fondamentale del panorama gay italiano.
Io trovo il video simpatico e capace di centrare diversi obiettivi. Innanzitutto è un video molto diretto, caratteristica apprezzabile per uno spot trasmesso anche su VideoMetrò, il cui bacino d’utenza è molto ampio. Inoltre la scelta del mercato come luogo delle riprese, in cui si vedono le varie reazioni (anche di diffidenza) dei passanti e la spontaneità dei protagonisti, creano un effetto amatoriale in cui lo spettatore può riconoscersi, permettendo così all’evento di diventare familiare anche per chi è davvero lontano dalle tematiche del Pride.
curioso che finora abbian commentato solo donne no? Escluso me medesimo!
Enrico, io leggo anche i commenti di Francesco e Roberto
mi ero perso francesco…roberto è uno degli autori, quindi non lo consideravo!
il Controcanto – NapoliPride2010, il video: “simpatico” o “ridicolo”? http://tinyurl.com/398du9s [pic] http://ff.im/lJdv4
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NapoliPride2010, il video: “simpatico” o “ridicolo”? http://bit.ly/d5rfLw via @AddToAny
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