Fiaccolata contro l’omofobia a Roma: quello che non tutti hanno visto

ROMA, 31 Maggio 2010. Sono arrivata di fronte al Coming Out alle 21:20 circa e sono stata accolta da una folla di circa 150 persone che sventolavano bandiere rainbow e stringevano delle fiaccole tra le mani. Presenti anche i rappresentanti dell’associazionismo LGBT romano (con una corte di fotografi al seguito) e la deputata del PD Anna Paola Concia, da sempre impegnata sul fronte dei diritti delle persone LGBT. Dopo un po’ il corteo è partito e per circa 15 minuti abbiamo bloccato il traffico in via dei Fori Imperiali; in seguito abbiamo svoltato in via Cavour, la strada centrale – ma molto isolata – in cui qualche giorno fa è stato aggredito il giovane ragazzo gay. A quel punto la fiaccolata è diventata una riunione tra intimi ed ha perso ogni senso.

Mentre ascoltavo gli appelli lanciati al megafono da alcuni dei partecipanti ho sentito per caso i discorsi di due membri di Arcigay che parlavano in maniera plateale di “quelli di Napoli” (n.d.a. gli organizzatori del Napoli Pride) che probabilmente stavano rosicando per il fatto che una cosa del genere (n.d.a. l’aggressione al ragazzo gay) non fosse accaduta a Napoli, offrendogli così l’occasione per fare un po’ di pubblicità al Pride partenopeo. Già a questo punto ho cominciato ad avvertire dei lievi conati di vomito perché le beghe tra associazioni LGBT sono quanto di più stomachevole ci sia in questa sottospecie di comunità gay che ci ritroviamo in Italia.

Quando la manifestazione si è sciolta (l’avviso è stato dato al megafono), la maggior parte dei manifestanti è tornata indietro per andare al Coming Out mentre un gruppo di circa quaranta persone – desiderose di fare qualcosa di significativo – si è avviato spontaneamente in direzione del bar il cui proprietario è ormai tristemente noto per essersi rifiutato di soccorrere il ragazzo pestato a sangue (un amico della vittima era lì con noi e ci ha accompagnati).

Io facevo parte di quel gruppo e sono andata davanti al bar ad esprimere civilmente il mio disappunto gettando dei fazzoletti di carta (gli stessi che il proprietario del bar aveva negato alla vittima dell’aggressione) sulla soglia del bar e gridando “VERGOGNA!”. Con me altre decine di persone hanno compiuto quel gesto. C’era anche una volante della polizia di fronte al bar e gli agenti ci hanno chiesto se fossimo quelli della fiaccolata. Abbiamo spiegato loro che il corteo era stato sciolto e noi eravamo là fuori come semplici cittadini. Gli agenti ci hanno tenuti d’occhio ma si sono subito resi conto del fatto che non avessimo alcuna intenzione di creare problemi.

Ad un certo punto sono accorsi due ragazzi incazzatissimi (uno di loro era il presidente di Arcigay Roma) i quali hanno cominciato ad urlare “Che cazzo state facendo? Siete matti? Quello non è il bar coinvolto nella faccenda! Dovete chiedere scusa immediatamente! Vergognatevi!”. Insomma ci stavano dicendo – poco elegantemente – che ci eravamo sbagliati e che dovevamo scusarci. L’atmosfera si è incendiata in pochi secondi e se la polizia non fosse intervenuta in tempo sarebbe scoppiata sicuramente una rissa. Inutile dire che non ci eravamo sbagliati perché il bar era proprio quello e ce lo ha confermato il proprietario.

Uno spettacolo indegno, per giunta in una strada trafficata e al cospetto di passanti che non si sarebbero mai aspettati di assistere agli sfoghi di isteria di persone che poco prima sventolavano delle bandiere rainbow. Mi sono resa conto che niente sarebbe più stato come prima e così – dopo aver scambiato qualche commento con alcuni dei presenti – mi sono allontanata dal gruppo con alcuni amici.

E’ risaputo che certi avvenimenti prestino il fianco a facili strumentalizzazioni da parte di chi pensa solo a pubblicizzare i propri eventi (il Roma Pride è stato citato in quasi tutti gli interventi al megafono e sono circolati anche molti volantini che promuovevano l’evento del 3 Luglio)… ma in questo caso si è rasentato lo sciacallaggio. Una nota di merito va invece ai ragazzi di We Have a Dream che si sono subito attivati per organizzare una fiaccolata che ha registrato comunque un numero sostanzioso di adesioni, nonostante la stragrande maggioranza della comunità LGBT romana fosse impegnata a sorseggiare cocktail davanti al Colosseo nella speranza di rimorchiare.

Foto: Mauro Cioffari.

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