Lo spot lesbo-friendly di Renault

Donne e motori: gioie e dolori. Il rapporto non fa una piega e lo conferma anche un recente spot pubblicitario di Renault. Nel filmato due ragazze si scambiano sguardi furtivi durante una festa e dopo qualche indugio si appropinquano a trascorrere un after party decisamente interessante. Sfortunatamente la proprietaria della Twingo, pur trovandosi al cospetto di una fanciulla seminuda, supina, bendata e pronta a tutto, preferisce appropriarsi indebitamente del top rosa di quest’ultima, per poi scappare a gambe levate per raggiungere la sua adorata vettura del medesimo colore. Lo spot promuove la Twingo Miss Sixty e – come si può dedurre già dalla denominazione dell’automobile – mira ad accattivarsi il pubblico femminile in tutte le sue declinazioni. Come succede solitamente in questi casi, lo spot ha sollevato un polverone di polemiche e diversi canali televisivi hanno storto il naso di fronte alle richieste di trasmissione del committente.

Per qualche giorno lo spot è rimasto in sordina, poi è apparso timidamente nei palinsesti televisivi ed ora è possibile vederlo con una certa frequenza. Premesso che se io toccassi una Twingo rosa probabilmente contrarrei un’allergia mortale all’istante (e come me molte altre lesbiche), ci tengo a dire che ho apprezzato molto la volontà di Renault di raccontare una storia simpatica e originale, al di là del fatto che si trattasse di due donne probabilmente lesbiche (una delle quali è senza dubbio pazza, a questo punto). In questo caso mi pare evidente che non ci sia nessuna volontà di strumentalizzare contenuti lelli per finalità onanistiche del pubblico maschile (anche se ho letto opinioni differenti dalla mia) e quindi mi compiaccio del lavoro dei creativi che hanno realizzato questo spot, nonché dell’apertura mentale e del coraggio di Renault.

UPDATE: A quanto pare lo spot di Renault si ispira a questo…

Donne potenti, donne lesbiche? Televisione e diffamazione: gli strani casi di De Filippi e Winfrey

C’è uno strano filo che unisce le due grandi regine del talk-show televisivo italiano e statunitense, Maria de Filippi e Oprah Winfrey.

Un filo che ruota attorno al loro (stra)potere televisivo e che gravita attorno a una “accusa” che passa di bocca in bocca da anni: quella del lesbismo.

Maria de Filippi è lesbica? No, a quanto pare. Nonostante le voci. E alla conduttrice tocca smentire periodicamente questa voce. Stessa cosa per Oprah Winfrey, che proprio quest’oggi ha rilasciato una intervista alla ABC rispondendo alle accuse di omosessualità.

Perché di accuse si tratta: un’arma per cercare di arginare due donne di successo, con una etichetta considerata da molti – purtroppo – ancora come un’infamia.

Un retaggio maschilista: che una donna sia forte e potente è inaccettabile; se lo sono, allora, devono essere un po’ “uomo”.

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Transgender Day of Remembrance 2010

Oggi mi gira per la testa una frase scritta da un amico su un social network, in merito a una discussione sui diritti delle persone omosessuali.

Diceva, in modo evidentemente provocatorio, che dovremmo avere tutti la pelle blu, perché se fossimo immediatamente riconoscibili non solo le persone dovrebbero prendere coscienza della nostra diversità, ma noi stessi saremmo spinti a fare qualcosa in più per ottenere i nostri diritti.

Le persone transgender di fatto hanno la pelle blu.

La loro diversità è scritta sui loro corpi spesso a chiare lettere, e viene riportata sui loro documenti: questo le rende facili prede della violenza generata dall’ignoranza.

Io non sono una persona transgender, ma questo tema mi riguarda. Riguarda gli amici e le amiche che lo sono, riguarda i figli o i nipoti che potrei avere, o la donna di cui potrei innamorarmi.

Oggi si celebra in tutto il mondo il dodicesimo Transgender Day of Remembrance, per ricordare la vittime della transfobia.

Berlusconi e l’omofobia. E la gente applaude…

Crediamo ci sia poco da aggiungere a questo video. La dichiarazione di Silvio Berlusconi, questa mattina, in relazione alla preferibilità dell’essere “appassionato di belle ragazze” piuttosto che omosessuali rientra pienamente nel filone di tante altre dichiarazioni omofobiche portate avanti dal suo partito e dalla sua intera coalizione.

Quello che stupisce – o forse no – è semmai la reazione della gente. Che applaude. Pubblico prezzolato? O specchio di un’Italia che è davvero così? Ditecelo voi. A noi restano poche parole.

Omofobia, “It gets better”? Non in Italia. Perché siamo una comunità pigra…

Quello che vedete qui sotto è uno dei – tanti – video appartenenti al progetto It Gets Better, risposta tutta americana ai numerosi (e sempre più preoccupanti) casi di suicidio fra i giovani gay degli Stati Uniti colpiti dal bullismo scolastico legato all’omofobia.

Un problema che sta scuotendo l’opinione pubblica tanto da spingere anche il Segretario di Stato americano Hillary Clinton a rilasciare una videodichiarazione che noi omosessuali italiani, senza dubbio, possiamo a malapena sognarci. E che – forse – non ci meritiamo nemmeno.

Perché? Perché in Italia un progetto come “It Gets Better” non sarebbe mai potuto nascere.

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Wannabe Italian Gay Magazine